Farmaci ototossici: cosa sono e come possono influire sull’udito

La salute dell’udito è spesso associata all’età, all’esposizione al rumore o a patologie dell’orecchio medio, ma un fattore meno conosciuto può avere un impatto significativo: i farmaci ototossici. Si tratta di medicinali che, pur essendo talvolta indispensabili per il trattamento di alcune patologie, possono danneggiare il sistema uditivo o l’equilibrio. Conoscere quali sono, come agiscono e come proteggersi è fondamentale, soprattutto per chi presenta già una riduzione uditiva e soprattutto in questo periodo, quando febbre e influenza sono dietro l’angolo.

Cosa significa “ototossico”

Il termine deriva dalle parole greche “oto” (orecchio) e “tossico” (velenoso). Un farmaco ototossico può causare:

  • perdita dell’udito temporanea o permanente;
  • acufeni (fischi e ronzii);
  • vertigini e problemi di equilibrio;
  • ipersensibilità ai suoni.

Gli effetti possono comparire in modo graduale o improvviso e, in alcuni casi, sono reversibili quando si sospende il trattamento.

Le principali categorie di farmaci ototossici

Ci sono diverse categorie di farmaci che possono danneggiare la salute uditiva: alcuni, come i farmaci chemioterapici o antimalarici, sono ovviamente assunti sotto stretto controllo medico all’interno di una precisa terapia farmacologica, per cui il rischio di assunzioni incontrollate ed eccessive è minimo. Tuttavia, rientrano nei farmaci ototossici anche medicinali da banco che possono essere acquistati senza ricetta e che, specialmente con l’arrivo dei primi freddi e delle prime influenze, vengono assunti arbitrariamente da adulti e anche da bambini.

Ecco quini le principali categorie di farmaci ototossici:

  1. Aminoglicosidi
    Antibiotici come gentamicina, amikacina e streptomicina sono noti per il loro potenziale ototossico. Vengono usati per infezioni gravi e il rischio aumenta con trattamenti prolungati o dosaggi elevati.
  2. Chemioterapici
    La cisplatina e il carboplatino, impiegati nel trattamento di vari tumori, possono danneggiare le cellule ciliate interne dell’orecchio, responsabili della trasmissione dei suoni.
  3. Diuretici dell’ansa
    Farmaci come la furosemide, usati per trattare edema e ipertensione, possono provocare perdita dell’udito temporanea, specialmente se combinati con altri farmaci ototossici.
  4. Antinfiammatori non steroidei (FANS)
    L’aspirina ad alte dosi e alcuni analgesici possono causare acufeni e riduzione uditiva, perlopiù reversibile.
  5. Farmaci antimalarici
    Clorochina e chinina possono, se assunte per lunghi periodi, influenzare l’udito e il vestibolo.

Perché questi farmaci possono danneggiare l’udito

L’orecchio interno è una struttura delicata e molto vascolarizzata. Alcuni farmaci, se assunti in dosi eccessive o senza l’adeguato controllo del medico di base, possono accumularsi nella coclea o interferire con la microcircolazione, causando danni cellulari. Poiché le cellule ciliate presenti nella coclea non si rigenerano, il danno può essere permanente.

Come proteggersi

Per proteggersi dai possibili effetti dei farmaci ototossici è importante adottare alcune precauzioni. Prima di iniziare una terapia, è sempre consigliabile informare il medico se si soffre già di ipoacusia, in modo da valutare insieme eventuali rischi. È utile anche effettuare controlli audiometrici prima, durante e dopo i trattamenti considerati a rischio, così da monitorare eventuali variazioni dell’udito. Durante la terapia, è fondamentale segnalare tempestivamente la comparsa di sintomi come acufeni, vertigini o improvvisi cali uditivi, perché potrebbero indicare un effetto collaterale in corso. È bene inoltre evitare l’esposizione a rumori forti, poiché in questa fase l’orecchio risulta più vulnerabile. Infine, non bisogna mai sospendere autonomamente un farmaco: molti dei medicinali potenzialmente ototossici sono essenziali per trattare patologie anche molto gravi, e solo il medico può decidere eventuali modifiche alla terapia.

Conclusioni

I farmaci ototossici sono strumenti terapeutici importanti, spesso indispensabili. Tuttavia, la consapevolezza dei possibili effetti collaterali e un monitoraggio adeguato permettono di prevenirne i rischi. Una collaborazione tra medici, audioprotesisti e paziente è la chiave per proteggere l’udito durante terapie delicate.

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